Quando, ieri mattina, mi sono guardata allo specchio la prima cosa che ho notato è stata la massa di ricci ribelli che oscuravano la mia faccia dal resto del mondo. Assomigliavo a una spugna di velcro, lo ammetto, e nemmeno i tentativi di mia mamma di sgrovigliare la matassa hanno dato buoni frutti. Così, indecisa se tornarli a lavare e poi stirarli, ho lasciato che la sorte avesse il suo corso e mi sono detta, a mò di Rossella o’Hara: ci penserò domani.
Sono passata in officina per stampare la bozza delle domande che Anto mi avrebbe fatto, ho dato una controllata veloce alla posta, e sono andata in canonica dove una delle bimbe mi ha accolto con un sorriso trionfante e una domanda che mi ha agghiacciato: perché non ti sei pettinata oggi?
Scrollo le spalle, mi giro, tossisco e sorrido, come insegna la scuola di Ghidara.
Tengo i ricci, ho deciso. Mi appello a san Luchino da Wytrin, san Francesco da Estasia e santa Federica da Vitar, ed entro in scena.
Finalmente è arrivato il pomeriggio. A Reggio Emilia c’erano almeno ventimila gradi, ma in montagna tuonava. Credo che Castelnuovo sia stato l’unico posto dove, alle 17.00 in punto, mentre l’Inter vinceva lo scudetto mandando in delirio ogni essere vivente che tifasse i nerazzurri, si sia abbattuto un temporale. In ogni caso, alle 15.30 ero in libreria e parlavo con Roberta, la titolare della Mondadori di Castelnuovo, simpaticissima e disponibile, arriva la chiamata di Lisa che mi avverte che (da da da daaaaaaaaaan!) per la prima volta in vita sua è riuscita a essere puntuale (forse è questa la causa dell’acquazzone) e lei e Anto sono felicemente arrivate sane e salve in quel di Castelnuovo. Anto, la nostra Anto, è una persona splendida non solo via telematica, ma anche in carne e ossa. Ha risposte pronte, veloci e precise, è un’intervistatrice bravissima, che riesce a seguire le risposte e agganciare le successive domande, sa gestire un pubblico come se nella vita non avesse fatto altro ed è disponibile e aperta. Per me, per aiutarmi a gestire questo evento, si è fatta un’ora di treno, un’ora di macchina, è stata in mezzo a persone che non conosceva, e poi di nuovo, un’ora di macchina e un’ora di treno.
Il foiet del teatro è una stanza grande, piena di quadri che mi hanno subito ricordato il buon Fabio Labieni (e l’ombra della sua videocamera che aleggia come la spada di Damocle sulla mia testa). Sono state posizionate cinquanta sedie –il numero l’ho saputo successivamente- e, nel tavolo, padroni di casa, eravamo, a sorpresa, in quattro.
Alla mia destra, una splendida Giordana Sassi, assessore alla cultura del comune di Villa Minozzo, ma anche cara amica e frizzante oratrice. Alla mia sinistra Antonia, che ha convinto Lisa a sedersi accanto a lei in qualità di illustratrice.
Mentre la sala si cominciava a riempire, e mentre tutte e quattro ci guardavamo un po’ frastornate, è risuonata un’enigmatica frase di Anto: mi sento un po’ Bolak. E abbiamo cominciato a ridere.
Poco prima Anto mi aveva dato un presente da Fede, che sono riuscita a leggere prima della presentazione e mi sono quasi commossa: grazie, carissima!
Infine, abbiamo cominciato a parlare alle 17.15, quando le cinquanta seggiole erano tutte occupate.
Giordana ha aperto il dibattito con grazia ed eleganza, parlando di me, portando i saluti del comune, spiegando cos’ha rappresentato per lei questo libro. Poi ha passato la palla ad Anto, che ha fatto gli onori di casa e cominciato con le domande.
Abbiamo parlato per poco più di mezz’ora, lasciando spazio agli interventi del pubblico, che ha risposto bene e mi ha posto qualche interessante domanda. Anto ha posto anche delle domande sulla copertina a Lisa, la quale ha risposto con scioltezza e immediatezza, spiegando un po’ com’è nata e come si è trasformato questo piccolo quadro di prima pagina.
Io credo di essermela cavata benino: non mi sono inceppata, né emozionata. Mi hanno detto che ho parlato chiaramente, reso bene le idee, e che sono riuscita a incuriosire a tal punto di fare vendere tutte le copie acquistate dalla libreria.
Infine, il testimone è tornato a Giordana, che ha concluso leggendo una frase che Alyssa dice ad Antar:«Il potenziale di questa ragazza è grande, ma deve ancora risvegliarsi.» spiegando che, a suo parere, il mio potenziale si é “quasi risvegliato” e che posso risvegliarlo del tutto proseguendo su questa strada: continuando a scrivere e a pubblicare.
Ci sono stati una marea di applausi e la presenza di Anto, unita alle parole di Giò, mi hanno quasi fatto commuovere. Tutte quelle persone erano lì per me, volti noti e meno noti, e riscuotere il loro apprezzamento in quella che è la mia arte mi ha reso partecipe di una gioia indescrivibile.
Ho fatto girare due libroni: il “libro rosso” dove ho raccolto le recensioni, e il “libro degli ospiti” dove ho spiegato la storia del libro tramite copie di pagine del vecchio quaderno dove nel 1990 scrissi la vicenda di Elaine, visualizzando l’evoluzione negli anni. Alla fine di quest’ultimo ho lasciato pagine vuote, dove i presenti mi hanno lasciato i loro commenti. Alla sera, dopo una pizza in compagnia, tra un libro di King in una mano, il manuale su Gollum dall’altra, il presente di Fede sulle ginocchia, li ho riletti tutti… e ho sorriso.
È stato uno dei giorni più importanti della mia vita, e ringrazio tutti coloro che ne hanno preso parte. Ci sono persone che non sono potute venire, ma so che col cuore erano con me.
La prossima presentazione sarà il 13 maggio a Torino, alla fiera del libro, sullo stand di traccediverse. Poi ci vedremo a Piacenza, il 27 maggio.
E buona lettura a tutti.















