lunedì, 18 giugno 2007

Credo sia giunto il tempo di ordinare un po’ le cose, sistemare le idee, fare chiarezza.

Sono così tanti, in realtà, i pensiero che mi si affacciano alla mente in questo momento, che temo di non riuscire nemmeno a metterli in fila.

Oggi ho ricevuto una critica su “l’ultima profezia” (UP).

Pensavo di essere pronta, perché quando non hai niente in mano e sogni solo di vedere il tuo scritto pubblicato pensi sempre di essere pronto, tanto l’importante é che hai realizzato il sogno, hai toccato la stella e raggiunto la meta.

Invece, l’agghiacciante verità è che non lo sei. Non sei mai pronto a ricevere critiche e, per quanto tenti di prepararti, di aggiustare il giubbetto antiproiettile sul cuore, ti rendi conto che in realtà c’è sempre quell’invisibile laccio che non hai stretto bene e che ti rende vulnerabile.

Vorrei poter dire che la critica lanciata è ingiusta, ma so che non è così.

Ormai è giunto il tempo di affrontare un argomento che sapevo prima o poi si sarebbe ripresentato: l’argomento dei tagli, che mi attende nascosto nell’ombra come un insidioso nemico. Ho la spada in mano, ma mi fa paura lo stesso, e se durante le presentazioni sono riuscita ad affrontarlo col sorriso sulle labbra, qui sola davanti al mio pc mi è impossibile riuscire a rifarlo.

I tagli.

UP è incompleto, spezzato, diviso in due e nuovamente tagliato.

Oggi mi chiedo come posso essere arrivata a questo. Mi si dice che i personaggi sono troppi per stare in cento pagine. Vero. Mi si dice che gli eventi sono troppi e troppo rapidi. Vero anche questo. Chino il capo, con triste rassegnazione, e la domanda torna, più insidiosa e violenta, ed esplode con forza nella mia testa: “come hai potuto permetterlo?”

La verità è che per pubblicare devi scendere a compromessi. Le grandi case editrici difficilmente prendono in considerazione esordienti, e le piccole chiedono in cambio l’acquisto delle proprie opere o l’investimento in somme di denaro.

Ho ricevuto diverse proposte di pubblicazione e, alla fine, ho scelto quella ritenuta migliore, senza pensare che il compromesso, nel mio caso, sarebbero stati i tagli.

Non voglio puntare il dito contro qualcuno: l’errore è stato mio.

Il mio peccato d’orgoglio è stato pensare di riuscire a rendere bella e fattibile una storia in cento pagine. Oggi so che non si può far crollare e ricostruire un regno in cento pagine, ma ieri, nel 2005, speravo di riuscire a farlo.

“Il canto proibito” era un malloppo di 360 pagine, poi 320, poi 200 e poi 100.

Accettai di dividerlo in due per non doverlo tagliare ancora, per tenere più basso possibile il prezzo di copertina, e per tutta una serie di ragioni che mi sembravano sensate.

La prima parte, dal titolo “l’ultima profezia” sarebbe stata in cento pagine. In altre cento sarebbe stata la seconda, “il canto proibito”. Ci sono centosessanta pagine di taglio.

Quindi come poter non ammettere che i personaggi sono poco caratterizzati o gli eventi troppo veloci?

Ho ripreso in mano “il canto proibito”, ne ho riletto una parte e l’ho confrontato con UP. È un altro scritto, non c’è altro da dire. Non è lo stesso malloppo. È il riassunto della stessa storia, forse.

Ma è un libro che amo, nel quale ho messo me stessa, e nel quale ho cercato di imbrigliare l’essenza di quello che volevo scrivere. Mi dispiace solo di non essere riuscita a renderlo così trasparente.

Chya, 14:20 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
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giovedì, 14 giugno 2007

(per gentile concessione della pro-loco Minozzo, innaugurazione piazza 2004)

Chya, 14:45 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
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giovedì, 14 giugno 2007
«Ho alzato gli occhi e ho visto il mio bel palazzo scomparire dietro la collina, la mia bella Firenze, impregnata di artisti e opere d’arte mi osservava immobile da lontano, e mi sembrava quasi di sentirla piangere, sussultare, agitarsi, mentre io l’abbandonavo, con il mio sposo accanto a me nella carrozza che sobbalzava, nella tiepida giornata di marzo...»
Avevo parlato con enfasi, quasi con rabbia, e le parole erano echeggiate alte nella stanza.
Il dottore, un uomo sulla cinquantina dagli occhi vispi, sospirò piano, e il suo sguardo si levò placidamente sugli scaffali di libri alle pareti, per poi incontrare i miei occhi stanchi, gli occhi di una donna abbattuta, sfinita e… Pazza.
«Sara, mi hai già raccontato questa storia.» decretò in tono comprensivo, il tono riservato a chi tratta con i matti, «dimmi, in che anno siamo?»
«Nel 2006, dottore.» risposi stancamente.
Mi lanciò un’occhiata d’intesa, quasi compiaciuta. La penna sul taccuino prese a muoversi velocemente, imbrattando di scie d’inchiostro la bianca pergamena.
«E in che anno si sono verificati gli eventi che mi stai raccontando?» chiese allora, con la voce docile impregnata di calma studiata.
«1586.» mormorai, tenendo gli occhi puntati sui suoi come un soldato.
«Allora,» cominciò in tono pacato, «si tratta di immaginazione, Sara. E la tua immaginazione è così forte da farti credere di ricordare. »
«Se si trattasse solo di immaginazione avrei preferito immaginare di essere Matilde di Canossa, dottore.» replicai in tono asciutto.  Poi scrollai le spalle. «Virginia de’ Medici era una duchessa, non una principessa o regina… E io avrei preferito essere una regina che una duchessa dimenticata da tutti e ritenuta pazza.»
«Matilde di Canossa?» chiese, inarcando le folte sopracciglia nere come la pece.
«Sì.» risposi. «O, se proprio devo rimanere nella casa d’Este, anche Isabella d’Este non sarebbe stata male. Invece…»
Mi sollevai con cautela dal lettino, e gli lanciai un’occhiata torva, irrequieta.
«Invece sono i ricordi di Virginia de’ Medici che mi echeggiano nella testa con la stessa nitidezza con cui ora vedo lei!»
Lui sospirò forte sostenendo il mio sguardo.
Fuori, il dolce canto di un uccello primaverile sovrastava il flusso di irrequieti automezzi che transitavano sui chilometri di asfalto.
Dentro, invece, stavo vivendo il mio personale conflitto.
«Non mi stai aiutando, Sara…» decretò, sconfitto, tenendo gli occhi fissi sui miei.
«É lei che non aiuta me.» risposi caparbia.
Lui abbassò lo sguardo e riprese a scrivere sul foglio bianco.
Poi me lo porse.
«Prendi queste medicine, ti calmeranno.»
L’afferrai poco convinta.
«Non ho bisogno di calmarmi.» decretai, «ho bisogno di capire cosa mi sta succedendo.»
«Io credo,» cominciò, «che qualcosa ti abbia influenzato, e non parlo della seduta spiritica che hai fatto con i tuoi amici. Una cosa che, come dire… assomiglia a qualcosa che è accaduto a Virginia e questo provoca dei vuoti che la tua mente tramuta in ricordi, mentre sono solo eventi immaginari.»
Sospirai forte, fissando muro di fronte a me.
«Non sapevo nemmeno chi fosse Virginia de’ Medici prima di… tutto questo!»
Questo screditava la sua teoria e lui lo sapeva. Gliel’avevo detto molte volte, ma lui procedeva dritto sulla sua strada e, in fondo, poteva anche aver ragione.
«Magari hai sentito parlare di lei quando eri piccola, e non te lo ricordi. Forse la sua storia è rimasta bloccata da qualche parte nel tuo cervello.» Disse poi, lanciando una rapida occhiata all’orologio appeso al muro e alzandosi, per poi portarsi dietro all’enorme scrivania di alabastro.
«Vorrei vederti domani. Tra due settimane ti sposi e…»
Mi alzai e mi avvicinai, interrompendolo bruscamente.
«Cosa può dirmi di Virginia che non le ho detto io?» chiesi, in tono perentorio.
Lui stava facendo alcuni conti con la calcolatrice. Alzò lo sguardo e incontrò i miei occhi vigili.
«A dire il vero, non sapevo nemmeno che fosse esistita… Moglie di Cesare d’Este, vero?»
Mi sorrise, fece la solita pappardella su come io immaginavo cose che non erano, prima di pormi l’ usuale ricevuta di cinquanta euro.
Chya, 14:28 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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martedì, 12 giugno 2007

Ciao gente!

Ho il piacere di comunicarvi che ho appena inserito un nuovo sito amico, quello di Andrea, che é un poeta, coadiuvato da Gianfranco per quanto riguarda la gestione del sito.

Se volete vedere delle belle foto, ma anche leggere ottimi versi, prego cliccare sul banner tra i bottoni.

Vi lascio con due righe che Andrea ha scritto a me:

Tendi il timpano del tuo io
e ascolta le voci del passato.
La loro sapienza e' nell'aria,
brama di essere ascoltata.
Da animi abissali
come te, Chiara.


Chya, 15:16 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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domenica, 10 giugno 2007

Giustamente, dopo secoli che la madre di Elaine non si fa sentire, la sua figlioccia prende il potere su questo blog...

"Io, Elaine..."

 

 

Chya, 11:38 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
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venerdì, 01 giugno 2007
Chya, 14:21 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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venerdì, 01 giugno 2007
Domenica é stata una giornata epica, in cui sono stata benissimo e mi sono divertita tantissimo.
Da noi pioveva, e ci eravamo bardati tutti e tre (io, Lisa e Marco) come se dovessimo andare sull'Everst, ma a Piacenza c'era un sole splendido che ha riscaldato gli animi e ritemprato il nostro umore. Abbiamo fatto un giro turistico a Caorso, dove c'era una sagra, ma non ci siamo potuti trattenere: Anto ci aspettava affacciata alla finestra come Giulietta, e quando siamo arrivato ha calato le sue lunghe trecce affinché scalassimo il muro. Ho rischiato di essere asfaltata con la macchina da Maurizio, ma quella é stato l'unica volta in tutta la giornata in cui ho rischiato la vita. La mia media é di 2-300 volte al giorno. Siamo saliti facendo un gran baccano e... in casa ho trovato nientepopodimeno che: ANTO - MAO - LELE - MARIA e... due caffettari! Bisso e Dario erano già la ma io non lo sapevo!!!
Eravamo un po' preoccupati solo per Fabrizio, del quale da sabato non sapevamo nulla. Non ho pensato di guardare la mia posta per vedere se mi aveva contattata, ma avevamo intuito che qualcosa ballava... (l'ho fatto ore più tardi e infatti, giustamente, Fabri non é riuscito a venire).
Comunque, siamo andati a piedi alla Feltrinelli, Bisso e Dario chiacchieravano come due (suocere) amici di sempre, io mi guardavo meravigliosamente attorno sbattendo contro alle persone, Lisa se la rideva, Marco e Mao chiacchieravano per i fatti loro e Anto era stordita come sempre (scherzo!). A rallegrare il tutto, la piccola Maria faceva da cornice con le sue  belle chiacchiere e la vocina squillante. Lele era rimasto a casa a lavare la macchina.
Abbiamo fatto la presentazione, e abbiamo notato che seduti c'eravamo solo noi del caffé + Marco, Maria e le due titolari della libreria, ma dietro di noi c'é stato un omino in verde che ci ascoltava e rideva, soprattutto dopo le uscite di Dario (l'editoria italiana é una m*************), e lo sguardo  acuto della Lisa lo ha tenuto d'occhio anche quando si era nascosto dietro la libreria spuntando poi alle mie spalle.
Ho notato che un passante si é fermato, ha ascoltato un po', ci ha fotografato, e se n'é andato.
Ho notato anche che le persone si fermavano, e ascoltavano un po'. Le presentazioni non richiamano persone, a meno che non vengano per motivi loro -conosco l'autore/mi piace il genere- e credo che non ne farò più, ma nonostante questo é stato tutto bellissimo.
Anto e Lisa, malgrado fossero intimorite dal microfono, se la sono cavata egregiamente, io non lo so... tenevo costantemente gli occhi bassi mentre parlavo perché sennò guardavo Dario e pensavo che l'editoria italiana era una m****** e mi veniva da ridere.
Abbiamo chiacchierato come al tavolo degli alcolisti anonimi, parlato di UP, offeso un po' Luca, e poi ce ne siamo tornati da Anto che, a tradimento, ha messo su l'acqua e ci ha fatto restare quasi tutti. Dario era stato un bimbo cattivo e l'abbiamo messo sul treno e rispedito a Brescia (^_- scherso!). Nel frattempo ho ciattato con Luca e Gis dal terminale di Anto, poi ho parlato al telefono con entrambi, dapprima con due telefoni, uno per orecchio, e poi in separata sede. Ho rimediato un invito a Pozzallo, nel garages di Gis. Alla sera, dopo cena -Anto é bravissima a fare da mangiare - ho finalmente visto la presentazione di Estasia a Bologna. Da notare il commento di MAO: "é normale farsi duecento chilometri solo per sedersi per terra e guardare un PC" Dopo un istante in msn é entrato anche Falconi così ci siamo sfanculati un po' (io ho preso della nordista di m***** e lui del terun) e poi io e Lisa abbiamo dato una mano ad Anto a rassettare il casino che avevamo fatto.
Alle 21.30 siamo ripartiti, poco prima anche Bisso aveva abbandonato le lande piacentine, e io e Marco abbiamo toccato il suolo minozzese alle 11.30. Minozzo-Piacenza due ore, ottimo, Anto domani passo a prendere il caffé.
Ah! Mentre ero a PC, ma non l'avevo sentito, é arrivato un messaggio di Claudia... mi sono commossa. E' bellissimo pensare che tutto il caffé, comunque, era presente psicologicamente. Penso che al di là di quelle che sono state le vendite, é bellissimo avervi avuti tutti così vicini, da chi ha telefonato, messaggiato o mandato mail, a chi magari non ha detto nulla ma col pensiero c'era lo stesso.
Grazie di cuore, mi sono divertita tanto!
Chya, 14:09 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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