Il brutto tempo di oggi mi ha fatto venir voglia di uscire allo scoperto con due romanzi brevi che ho nel cassetto da anni e che non ho mai destinato alla pubblicazione. La passione per la storia mi ha portato a svolgere diverse ricerche e, in particolare, sono riuscita un pochino ad approfondire la storia locale e a sfoderare questi due romanzetti dal sapore lontano e antico.
Il primo, Tempesta celtica, é la classica storia di un soldato seicentesco che si ritrova catapultato nel 2000, ma la cosa carina é che é ambientato nel mio piccolo paese di montagna quindi ho potuto usare luoghi e antiche strade realmente esistite. Il tutto rapportato poi alla Minozzo odierna, quasi come se passato e presente si sovrapponessero attraverso un velo per poterne vedere i cambiamenti intercorsi in 400 anni. In questo racconto ho tentato di dare una spiegazione agli eventi strani che ci circondano, dai fantasmi agli ufo, e fare ordine sulle conoscenze che avevo di determinati fenomeni. Il tutto si é risolto in poche righe che, però, sono riuscite a sistemare il caos che avevo nella testa.
Il secondo, Io, Virginia, é la storia della duchessa Virginia De'Medici, personaggio controverso dai notevoli sbalzi d'umore. Lo so, non é una persona molto famosa e ho dovuto svolgere diverse ricerche per saperne un po' di più di lei. In realtà mi sono appassionata alla storia di Virginia perché ho dovuto rivestire i suoi panni in una sagra paesana poiché lei e suo marito Cesare d'Este erano i duchi di queste terre. In ogni caso, anche in questo romanzetto passato e presente si sovrappongono: nel ventunesimo secolo, Sara sente il richiamo di Virginia e ne vive in parte la vita proprio qualche giorno prima di sposarsi. Un viaggio dentro la vita della duchessa, ma anche dentro se stessa che la porterà a comprendersi e a guardare in profondità di cui non conosceva nemmeno l'esistenza.
Sempre sulla scia dei quadri storici, menziono le ricerche per la rievocazione storica del 2006 e il successivo adattamento del testo: mi ero proprio divertita!
Negli anni '90 io e quello che sarebbe diventato il mio futuro marito, assieme a un gruppo di formidabili amici, abbiamo visitato non so quanti tra castelli, ville, palazzi. In alcuni casi siamo anche andati a rompere le scatole a privati. Tutto questo ha contribuito molto alla mia formazione storica, un po' perché ho sempre amato il passato e un po' perché attorno a noi ci sono cimeli che ci permettono quasi di toccarlo e di poter sentire, quasi come attraverso il velo di cui parlavo, un battito che pulsa ancora.












